Non c’è identità senza alterità

Per capire chi siamo – e perché siamo – il passaggio fondamentale è uscire da se stessi, percorrendo quella straordinaria esperienza che è la conoscenza e accettazione dell’altro.

Vivere nella consapevolezza che non c’è identità senza alterità significa contribuire a piantare il seme del rispetto reciproco e plurale. È la vera grande missione della Cultura. È questa la lezione che il festival assimila e veicola attraverso i maestri del pensiero che ha il privilegio di ospitare. Avete fra le mani il programma della XIV edizione di Taobuk. Scorrete lo sguardo sui vari percorsi tematici del programma, che ha come parola guida IDENTITÀ.

Identità plurali, in perpetuo divenire, come evoca il logo visuale elaborato da Arnaldo Pomodoro.

State pensando cosa verrete ad ascoltare tra tante presentazioni, tavole rotonde, reading e spettacoli. Tutto quello che si svolge febbrilmente nell’arco di cinque giorni, dal giovedì 20 al lunedì 24 giugno, è il frutto di un anno di lavoro che, come accade fin dalla prima edizione, io e il team di Taobuk organizziamo in questo luogo splendido dove abbiamo la fortuna di lavorare: Taormina.

Un risultato possibile grazie al sostegno della Regione Siciliana e delle realtà pubbliche e private che credono nel progetto di un festival multidisciplinare e dalla prospettiva autenticamente internazionale. In questo anno ad una guerra sanguinosa e vicina già in corso, quella tra Ucraina e Russia, se ne è aggiunta un’altra, l’ennesima dallo scacchiere mediorientale.

Come può un festival che per tante edizioni ha invitato scrittori e artisti, economisti e scienziati a parlare di creatività e bellezza dare conto di tutto questo dolore? Eppure la risposta ci è sembrata chiara: i libri, le parole, le immagini che la cultura continua a creare sono uno dei modi che abbiamo per chiederci chi siamo noi e chi sono gli altri. Le nostre plurime identità accolte dagli altri, e reciprocamente rispettate, sono la speranza che io e l’altro, noi e loro, diventi un confronto e non uno scontro. Indagare l’identità è il compito che ci prefiggiamo in questa XIV edizione di Taobuk ed è anche, perché no, la nostra risposta ai conflitti in corso. L’identità è sempre cangiante, l’identità è un’impronta che non cancella quelle degli altri.

L’intento è recuperare un concetto di identità che abbia sempre al centro la nostra relazione con l’altro, il nostro essere con il mondo, citando Emmanuel Lévinas, come fattore determinante del nostro essere nel mondo. Buon festival.

Antonella Ferrara Ideatrice e direttrice artistica di Taobuk