Taobuk nasce da un’idea semplice e, insieme, ambiziosa: che la cultura possa essere un ponte. Un ponte tra la parola e l’azione, tra la letteratura e la vita. Un ponte che unisce le sponde del Mediterraneo all’orizzonte dell’Europa, per ricordarci che il dialogo, l’ascolto, la curiosità reciproca sono la vera linfa di una civiltà viva. Partecipare agli Stati Generali della Cultura, qui a Palermo è stato per noi un gesto di coerenza e di speranza. Perché la cultura non è ornamento, ma infrastruttura civile. Non è solo memoria, ma energia che trasforma le città, che dà senso alle comunità, che orienta le scelte politiche ed economiche. A Taormina, ogni anno, proviamo a dimostrare tutto questo con i fatti: mettendo insieme scrittori e scienziati, artisti e filosofi, economisti e diplomatici — perché la cultura, quando è autentica, non divide i saperi ma li intreccia, e genera connessioni, opportunità, visione. Abbiamo imparato che la cultura è un investimento, non una spesa. Che dove la cultura cresce, si accendono economie, si rafforzano legami, si forma una cittadinanza più consapevole. E che la bellezza, quando diventa progetto condiviso, può davvero cambiare il destino di un territorio. Oggi l’Italia ha bisogno di un pensiero lungo. Di una strategia nazionale che riconosca nella cultura la sua leva più potente di crescita e identità. Perché la cultura è la lingua con cui un Paese racconta se stesso al mondo. Taobuk è, nel suo piccolo, la prova che tutto questo è possibile. È la dimostrazione che la cultura, quando si fa bene comune, diventa futuro.
Prima di parlarvi di Taobuk, permettetemi una piccola parentesi privata — perché, credo, sia al cuore del progetto. Il mio amore per la Sicilia e per la cultura nasce in una libreria. Per anni ho ascoltato le domande, le curiosità, l’entusiasmo dei lettori. E ho visto come la cultura diventa un territorio che le persone attraversano e, qualche volta, creano.
Taobuk è nato nel 2011. È l’evoluzione naturale di un desiderio: trasformare un’intera città in una libreria ideale — dove ogni angolo diventa dialogo, dove i confini tra autore e lettore, tra passato e futuro, si dissolvono. Mia madre era una libraia, mio padre un fine bibliofilo, un amante della letteratura che ha lavorato come diplomatico. Da loro ho ereditato l’amore per la parola scritta e l’idea che la cultura potesse essere una patria interiore, senza frontiere. Crescendo all’estero, ho imparato che le identità si arricchiscono nel dialogo. E così, negli anni lontani dalla Sicilia, è nato il desiderio di far tornare Taormina a essere quello che era stata per secoli: un cuore pulsante del pensiero internazionale. Soprattutto, volevo restituire ciò che mi era stato donato dai miei genitori. Volevo che non fosse un privilegio di pochi — ma un diritto di tutti.
Per capire Taobuk bisogna partire da Taormina. Questa città è già in sé un topos letterario, meta e fonte di ispirazione per scrittori e poeti. Il suo Teatro Antico, con il mare sullo sfondo e l’Etna all’orizzonte, non è una scenografia. È un interlocutore. Quando uno scrittore contemporaneo sale su quel palcoscenico, dialoga con duemilatrecento anni di teatro. Ricordo la prima volta che ho sentito il sogno di Taobuk prendere vita: era il 2014, con Luis Sepúlveda e Nicola Piovani al Teatro Antico. Lì ho capito che la natura di quel luogo riesce a trasformare un’emozione personale in una risonanza universale.
Ogni anno scegliamo un tema, un filo rosso che unisce scrittori, artisti, filosofi e scienziati. Quest’anno, alla quindicesima edizione, il tema è stato Confini. Confini geografici, culturali, generazionali — ma anche quelli invisibili tra noi e la tecnologia, tra memoria e oblio, tra identità e alterità.
Il nostro patrimonio non è solo fatto di monumenti, ma di narrazioni, di memorie condivise. E noi siciliani lo sappiamo bene: nasce dai cunti dei cantastorie, dall’Opera dei Pupi, da Verga, da Pirandello, da Camilleri. Taobuk vuole essere custode di questa identità viva — non per conservarla, ma per farla dialogare. In quattordici anni, Taobuk ha cambiato la percezione della Sicilia nel panorama internazionale. Non più solo l’isola del sole e dei templi — ma un laboratorio culturale riconosciuto nel mondo. Oltre 40.000 presenze ogni anno. E ospiti come Vargas Llosa, Annie Ernaux, Paul Auster, Olga Tokarczuk, Giorgio Parisi, Morricone. Tra i molti incontri, ne ricordo due. Quello con Abraham Yehoshua — che definì la Sicilia crocevia del pensiero contemporaneo. E quello con il Presidente Sergio Mattarella, durante il centenario di Verga, quando Emilio Isgrò cancellò i Malavoglia: un gesto di rinascita culturale, un ponte tra memoria e futuro.
Da questa storia nasce anche un progetto simbolico: affidare a Mimmo Paladino due opere gemelle, sulle sponde dello Stretto di Messina. Due sculture che si guardano — a ricordare che la Sicilia non è frontiera, ma cerniera del Mediterraneo. Taobuk ha dimostrato che la cultura è motore di sviluppo economico e civile. Genera indotto, crea lavoro, forma giovani professionisti. Ma soprattutto restituisce orgoglio. Orgoglio ai taorminesi, orgoglio ai siciliani, orgoglio ai giovani che capiscono che non serve la fortuna di nascita, ma il coraggio di credere che la bellezza è di tutti.
Ecco — questa mia piccola storia privata, che non è soltanto privata, è, in fondo, il desiderio di una cultura per tutti.
Antonella Ferrara