C’è un filo che attraversa l’intera opera di Dacia Maraini, dalla Marianna Ucrìa muta del Settecento siciliano alle donne di Buio che la cronaca dimentica appena le nomina: il rifiuto di lasciare certi corpi, certe memorie, certe voci senza parola. Premio Campiello e Premio Strega, la sua è una scrittura civile che da decenni chiede al lettore di fidarsi di ciò che la storia preferisce non dire – e che in quella fiducia ha sempre trovato la propria forma.
Sabato 20 Giugno
La parola civile
Dacia Maraini e il dovere della letteratura.
In collaborazione con Il Sole 24 ore.
Comunità e Giustizia