Per la prima volta nel suo cammino, l’umanità governa tecnologie che trasformano il mondo e insieme si confronta con una diversa esperienza del tempo. L’intelligenza artificiale apprende in pochi istanti ciò che per generazioni ha richiesto anni di studio; gli algoritmi anticipano le decisioni; l’innovazione ridefinisce di continuo il rapporto tra conoscenza e realtà. L’esistenza umana conserva intanto le proprie stagioni: la crescita e l’educazione, l’attesa e l’amore, l’impegno e il congedo.
Da questo scarto tra la velocità del cambiamento e le forme profonde dell’esperienza nasce la riflessione che la XVII edizione di Taobuk dedica al Tempo, dimensione ancestrale e immanente in cui prendono forma storia, memoria e immaginazione. Dopo aver sondato le grandi geografie delle relazioni — Gli ultimi muri, Gli altri, Identità, Confini — e valori fondamentali come Libertà, Verità e Fiducia, il festival apre una prospettiva diversa: dalle frontiere dello spazio alla trama invisibile del divenire.
«Abbiamo scelto il Tempo perché nessun’altra categoria attraversa con altrettanta profondità la condizione umana e le metamorfosi della contemporaneità», afferma Antonella Ferrara, fondatrice e direttrice artistica di Taobuk. «Viviamo un’epoca nella quale tutto sembra accelerare: le innovazioni, le informazioni, le crisi, le opportunità. Proprio questa accelerazione rende necessario riscoprire il valore della costruzione paziente e la capacità di tradurre ciò che viviamo in noos e consapevolezza. La cultura è il luogo in cui il tempo custodisce il passato, illumina il presente e innesca il futuro.»
Parola antica e universale, il Tempo offre una chiave di lettura del Secolo breve e del nostro. Festival internazionale multidisciplinare in cui la letteratura incontra arti, scienze, filosofia, economia, tecnologia e geopolitica, Taobuk prosegue attraverso questa prospettiva a interrogare le grandi questioni dell’epoca: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, la crisi climatica, la longevità, i conflitti, la trasmissione del sapere, il patrimonio culturale, il destino delle democrazie. Ogni sfida contiene una domanda sul rapporto tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.