Taobuk 2027 si interroga sul Tempo

Che cosa significa essere umani quando il tempo della tecnologia corre più veloce del tempo della vita? È forse la domanda decisiva del nostro secolo.

 

Per la prima volta nel suo cammino, l’umanità governa tecnologie che trasformano il mondo e insieme si confronta con una diversa esperienza del tempo. L’intelligenza artificiale apprende in pochi istanti ciò che per generazioni ha richiesto anni di studio; gli algoritmi anticipano le decisioni; l’innovazione ridefinisce di continuo il rapporto tra conoscenza e realtà. L’esistenza umana conserva intanto le proprie stagioni: la crescita e l’educazione, l’attesa e l’amore, l’impegno e il congedo.

Da questo scarto tra la velocità del cambiamento e le forme profonde dell’esperienza nasce la riflessione che la XVII edizione di Taobuk dedica al Tempo, dimensione ancestrale e immanente in cui prendono forma storia, memoria e immaginazione. Dopo aver sondato le grandi geografie delle relazioni — Gli ultimi muri, Gli altri, Identità, Confini — e valori fondamentali come Libertà, Verità e Fiducia, il festival apre una prospettiva diversa: dalle frontiere dello spazio alla trama invisibile del divenire.

«Abbiamo scelto il Tempo perché nessun’altra categoria attraversa con altrettanta profondità la condizione umana e le metamorfosi della contemporaneità», afferma Antonella Ferrara, fondatrice e direttrice artistica di Taobuk. «Viviamo un’epoca nella quale tutto sembra accelerare: le innovazioni, le informazioni, le crisi, le opportunità. Proprio questa accelerazione rende necessario riscoprire il valore della costruzione paziente e la capacità di tradurre ciò che viviamo in noos e consapevolezza. La cultura è il luogo in cui il tempo custodisce il passato, illumina il presente e innesca il futuro.»

Parola antica e universale, il Tempo offre una chiave di lettura del Secolo breve e del nostro. Festival internazionale multidisciplinare in cui la letteratura incontra arti, scienze, filosofia, economia, tecnologia e geopolitica, Taobuk prosegue attraverso questa prospettiva a interrogare le grandi questioni dell’epoca: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, la crisi climatica, la longevità, i conflitti, la trasmissione del sapere, il patrimonio culturale, il destino delle democrazie. Ogni sfida contiene una domanda sul rapporto tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.

La letteratura e il tempo

La letteratura esprime da sempre la vocazione di attraversare le epoche. Il racconto dilata gli episodi, li fa ritornare, li sovrappone, restituisce voce a ciò che rischia di perdersi, fino alla distopia che anticipa mondi possibili. Già nei poemi omerici il canto aedico nasce come scrigno della memoria: l’epica sottrae uomini e imprese alla dissoluzione dell’oblio e li affida alla durata della parola.

Nei secoli, la scrittura non ha mai rinunciato a fare luce su questo mistero. Proust ha mostrato quanto un frammento del passato possa riaccendere una vita intera; Borges vede nel divenire un intreccio di potenzialità e itinerari infiniti; Virginia Woolf ha esplorato la distanza tra il tempo degli orologi e quello interiore; Calvino ha guardato al futuro attraverso il potere dell’immaginazione. T. S. Eliot, nel giardino di Burnt Norton, si domanda se ciò che crediamo un susseguirsi di ieri, oggi e domani non sia in realtà simultaneo e immodificabile, e consegna alla poesia una delle immagini più alte del passaggio dell’uomo nel mondo: la necessità di redimere il tempo, restituendo senso al fluire degli istanti.

«In un’epoca dominata dall’istantaneità dell’informazione, leggere è forse uno degli ultimi gesti di resistenza contro l’accelerazione permanente», osserva Ferrara.

Il tempo della scienza

Anche la scienza ha modificato radicalmente la comprensione della realtà. La relatività nella fisica, la biologia e le neuroscienze hanno messo in discussione l’idea di una misura assoluta e lineare, rivelando una complessità che coinvolge l’universo quanto la percezione individuale. Nell’incontro tra saperi umanistici e scientifici Taobuk apre uno dei confronti più fertili del XXI secolo.

Viviamo immersi in temporalità diverse — quelle della tecnologia, della natura e dell’economia, quelle della politica e della cultura — che procedono a velocità differenti e faticano a dialogare tra loro. La questione del nostro secolo riguarda allora il significato che sapremo dare al tempo che viviamo, e la capacità di orientare il divenire quando il presente sembra aver divorato il futuro.

Costruire il futuro

«Focalizzare l’edizione sul tema del Tempo, e sulle sue infinite declinazioni, significa mettere in dialogo linguaggi e discipline diverse per analizzare la dimensione che attraversa ogni forma del vivere», conclude Antonella Ferrara. «La riflessione proposta dal festival nasce dalla necessità di comprendere la rapidità dei cambiamenti in corso e insieme il significato della visione, perché ciò che verrà è il risultato delle scelte etiche e civili che una comunità compie. Dobbiamo redimere il tempo, come invocava T. S. Eliot. Il passato non si cancella: ciò che è stato può condizionare ciò che sarà. Costruire il futuro è perciò la più grande responsabilità a cui tutti siamo chiamati. Perché prima ancora di essere una misura, il Tempo è la Storia che l’umanità racconta a se stessa.»