Il vero lusso del viaggio contemporaneo non è il luogo che si visita, ma il significato che quel luogo sa offrire.
È da questa consapevolezza che nasce Taobuk. Da una convinzione molto chiara: i territori che vincono non sono solo quelli che possiedono bellezza — sono quelli che sanno produrre pensiero. La cultura non è un ornamento dell’esperienza turistica. È sempre più la ragione stessa della partenza.
In questi anni abbiamo lavorato perché Taormina non fosse soltanto una meta straordinaria, ma diventasse una destinazione culturale riconoscibile a livello internazionale. Oltre 30.000 presenze, 200 ospiti da 30 Paesi, una rete crescente di università, istituzioni, operatori.
Ma il dato più importante non è numerico: è qualitativo.
Taobuk è diventato un ecosistema che orienta il turismo verso un’esperienza più consapevole, più profonda, più contemporanea.
Mi piace definirlo “una destinazione nella destinazione”: un luogo in cui non si arriva solo per vedere, ma per partecipare, ascoltare, pensare.
E quando accade questo, succede qualcosa di decisivo. Il turismo cambia natura; diventa meno consumo e più esperienza, meno velocità e più profondità. La cultura è la più lungimirante politica di sviluppo che un territorio possa scegliere. Ecco perché credo profondamente nell’idea della cultura come infrastruttura. Le infrastrutture non sono soltanto fisiche. Sono immateriali: fatte di visione, relazioni, fiducia.
Non è un caso che la XVI edizione di Taobuk sia dedicata proprio alla Fiducia.
In un tempo attraversato da conflitti, instabilità e trasformazioni radicali, la fiducia è ciò che tiene insieme le società. È la trama invisibile che sostiene le istituzioni, la scienza, l’innovazione, il dialogo.
Parlare di fiducia oggi significa avere il coraggio di parlare di futuro. E significa anche interrogarsi su quale Europa vogliamo costruire: non solo un’architettura economica, ma un progetto culturale condiviso, capace di ricostruire legami e credibilità.
Dentro questa cornice si colloca uno dei momenti più intensi della prossima edizione: il dialogo tra Adonis e Dacia Maraini. Non sarà soltanto un confronto tra due grandi figure della letteratura mondiale, sarà un ponte tra le sponde del Mediterraneo. Un incontro tra storie, memorie, visioni diverse, unite dalla stessa fiducia nella forza della parola.
Accanto a loro, le voci degli scrittori siciliani porteranno il punto di vista di una terra che da millenni è crocevia di civiltà – perché la Sicilia non è peri- feria dell’Europa. È uno dei suoi centri simbolici.
Non attraiamo solo visitatori: attraiamo sguardi internazionali. E questo ha un impatto concreto.
Quando la cultura entra nella strategia di un territorio, genera valore economico diffuso, rafforza la reputazione, aumenta la permanenza media, costruisce competitività. Taobuk ha contribuito a trasformare Taormina da meta iconica a piattaforma culturale mediterranea. E questa visione si traduce anche in segni tangibili.
Uno dei progetti più emblematici della XVI edizione è Porte d’Europa, il grande intervento artistico affidato a Mimmo Paladino: due opere gemelle sorgeranno sulle sponde opposte dello Stretto di Messina, in territori demaniali restituiti a una nuova destinazione simbolica e civile. Non saranno semplici installazioni: saranno un gesto. Un gesto che interpreta l’Italia come soglia e cerniera tra continenti. Un gesto che parla di Mediterraneo, di dialogo, di apertura.
Abbiamo immaginato Taobuk come si immagina una città ideale: un luogo in cui le arti dialogano, le culture si incontrano e il pensiero diventa esperienza condivisa. Quando questo accade, il turismo smette di essere un semplice movimento di persone e diventa movimento di idee.
E lì un territorio cambia scala e inizia a parlare al mondo.
Se la bellezza è ciò che ci viene consegnato dalla storia, la cultura è ciò che scegliamo di costruire per il futuro.
Taobuk nasce da questa responsabilità: custodire l’identità dei luoghi mentre li apriamo al mondo.