All’Università di Messina una masterclass con Matteo Saudino sulla Costituzione

Lo scorso 18 aprile, Taobuk ha portato all’Università di Messina la masterclass di Matteo Saudino, filosofo e autore noto al grande pubblico per il suo lavoro di divulgazione della filosofia e del pensiero politico. L’incontro, dal titolo L’anima della nostra democrazia ha un nome: Costituzione, ha riunito docenti, studentesse e studenti dell’Ateneo attorno a un dialogo che ha intrecciato storia, diritto e cittadinanza.

Ad aprire i lavori, la Rettrice Giovanna Spatari e la Presidente di Taobuk Antonella Ferrara, che hanno sottolineato il valore della collaborazione tra il Festival e l’Ateneo – una partnership che si esprime, tra l’altro, nel coinvolgimento degli studenti universitari nei percorsi di tirocinio formativo all’interno di Taobuk. A seguire, il costituzionalista Luigi D’Andrea ha offerto una cornice teorica all’incontro, ricordando come la Costituzione rappresenti il vertice dell’ordinamento giuridico e il fondamento della convivenza democratica: un testo che attraversa il tempo e continua a orientare il presente.

Al centro della lezione, Saudino ha affrontato il tema della fiducia come energia originaria che nasce dalla capacità di rimanere uniti nella diversità, e che ha permesso a una generazione di trasformare una frattura storica in un progetto comune. Richiamando la dimensione pratica e quotidiana della Costituzione, ha ricordato che “la speranza è sempre un atto politico”, restituendo al testo costituzionale la sua concretezza: non un enunciato da preservare, ma una pratica da rendere reale ogni giorno.

A chiudere la mattinata, un dialogo con studentesse e studenti, introdotto dal dottor Antonino Amato, che ha dato spazio a domande e riflessioni a partire dai temi affrontati durante la lezione.

L’intervento di Antonella Ferrara

Sono sempre stata convinta che la cultura non possa – e non debba – restare confinata nei propri ambiti tradizionali. Che debba, piuttosto, attraversare i luoghi della formazione, misurarsi con le domande delle nuove generazioni, con quella qualità particolare dell’attenzione che appartiene a chi è ancora, nel senso più pieno, in costruzione.

È da questa convinzione che nasce la partnership tra Taobuk e l’Università di Messina. Una partnership che, negli anni, si è tradotta in qualcosa di concreto e strutturato: il coinvolgimento di studentesse e studenti nei percorsi di tirocinio all’interno del Festival, un laboratorio in cui competenze diverse si incontrano e ragazze e ragazzi, provenienti da percorsi differenti, condividono uno stesso obiettivo: misurarsi con la complessità del reale, e con le responsabilità che ogni progetto culturale porta con sé.

È, in questo senso, una forma di fiducia. E non è un caso che proprio la fiducia sarà il tema della prossima edizione di Taobuk: non come dato acquisito, ma come condizione esigente e fragile, che tiene insieme una comunità solo nella misura in cui viene continuamente praticata.

L’incontro con Matteo Saudino si colloca esattamente in questo orizzonte. Perché parlare di Costituzione, parlarne davvero, al di là della lettera, significa parlare di fiducia. La Costituzione italiana non è soltanto un insieme di norme: è il risultato di un processo storico straordinario, che ha saputo trasformare una frattura profonda in un sistema di principi condivisi. L’Assemblea Costituente, di cui quest’anno ricordiamo gli ottant’anni, è stata un atto di fiducia di portata eccezionale: la fiducia che differenze anche radicali potessero trovare una forma comune, una traduzione giuridica capace di tenerle insieme.

Oggi quella scommessa va riletta con la stessa serietà con cui fu compiuta. La domanda non è tanto cosa la Costituzione dica, ma quanto sia davvero presente nelle nostre vite, nei comportamenti, nei luoghi della formazione, nel modo in cui abitiamo lo spazio pubblico.

Senza fiducia, la Costituzione rischia di ridursi a forma; ma senza una struttura come quella costituzionale, la fiducia resta un sentimento privo di ancoraggio.

È in questo spazio – tra principi e vita, tra norma ed esperienza – che si colloca il lavoro di Matteo Saudino. E che si colloca, a modo suo, anche quello di Taobuk.